Testimoni (4)

Franco Ceni

Demarista Parretti a1 (2)

Ma torniamo alle nostre riunioni di Consiglio. Come già descritto, una sera eravamo in riunione, le parlò il Padre e Demarista cominciò a piangere. Eravamo nel 1966. “No Padre, no Padre!” e giù lacrime; a me venne la pelle d’oca. “Oddio! Ora cosa succede!” dissi fra me e me. Terminato il dialogo, si riprese e, asciugandosi le lacrime, disse: “Il Padre mi ha fatto vedere tutta Firenze e dintorni sott’acqua, acqua dappertutto. Voi domani andate a fare scorta di generi di prima necessità: sale, zucchero, patate, fagioli, farina, cerini, candele.”  “Oddio!” dissi fra me “Questa è grossa”.

Il mattino seguente andai a Firenze a comprare le provviste pensando che la cosa fosse imminente. Passò un giorno, due giorni, una settimana, due, un mese, due mesi, e niente. Cominciai a pensare: “Ma Demarista, ci dai i numeri?”. Dopo tre mesi arrivò il 4 novembre 1966: alluvione di Firenze!Quella mattina andai al mio laboratorio a Firenze, arrivavo sempre alle 7, aprii la radio e sentii “L’Arno ha tracimato sui Lungarni: Piazza Santa Croce e il Duomo sott’acqua; gli Uffizi allagati”. Il resto chi ha un pò di memoria lo ricorda perché la TV documentò tutto. Se dovessi descrivere il mio rientro a Campi dovrei scrivere un libro più da ridere che da piangere. Demarista aveva ragione ed io, piccolo uomo presuntuoso, avevo ricevuto una bella lezione di vita.

Ma in quell’occasione compresi una cosa: il Signore permette ad alcuni suoi figli di vedere ciò che succederà, ma non quando! Questo lo feci notare a Demarista. Ma ritornando al periodo della pesca di beneficenza, devo scrivere un altro episodio molto carino, raccontatomi da mia madre che le era spesso vicino, aiutandola, normalmente. Dopo che furono andate via le giostre,. nella stessa piazza si instaurò un piccolo Circo per una quindicina di giorni e mia madre mi disse: “Franco, ma lo sai cosa ha combinato Demarista? I primi della settimana mi sento dire “Nellina trova delle amiche più che puoi, dobbiamo fare un bel gruppo, domani sera andiamo al Circo”. E io “Al Circo? Ma fare che?”, e lei: “Non ti preoccupare, domani sera tutte al Circo”. Allora facciamo un gruppo di una decina di persone e andiamo. Entrati nel Circo, mia madre, da buona toscana, mi disse: “Chiamalo Circo! E’ un tendone tutto pieno di toppe, con panche di legno tutte piene di poggi e buche, con sedie che dondolavano da tutte le parti!”. Ci sediamo e Demarista, a noi: “Oh! Mi raccomando: applaudite eh!, Applaudite!”. Cominciò lo spettacolo ed entrarono dei ciuchini tutti pelle e ossa. E mia madre: “Eh si comincia bene!”. Questi particolari li ricordo, il seguito no, ma ricordo bene, quando uscimmo mi disse che le bruciavanbo le mani per gli applausi. Questo accadde per tre sere consecutive. Al quarto giorno, ad aspettarci all’uscita c’era il Direttore del Circo, che disse a Demarista: “Grazie per la vostra presenza, domani sera vi aspettiamo vero?”. “Mi dispiace ma domani sera ho un grosso impegno e non posso venire”. Volgendosi a noi disse: “Ma loro ora la strada la conoscono”. Solite finezze di Demarista. Mia madre concluse: “Per forza: ecluse noi c’erano tre gatti”. (Ma Demarista come sapeva che quel Circo aveva bisogno della loro presenza, per guadagnare qualcosa?). Azzardo un’ipotesi: dal momento che Demarista non aveva detto niente a nessuno si trattava forse di un “squillo” di Padre Pio? 

Ma torniamo alle nostre riunioni settimanali. In altre occasioni ci raccontava fatti avvenuti in gioventù, che vrebbero segnato la sua vita. Una sera disse: “Ero un bimba sui dodici anni, facevo la treccia in casa ( la treccia erano sottili fili di una pagnia speciale con cui venivano fatti i faqmisi cappelli di paglia fiorentini), ed ero solo. Alzai gli occhi verso la porta e vidi una figura magra, piccola, con la faccia smunta, la barba lunga, il saio tutto toppe e sfilacciato sul bordo; lanciai un grido di paura! Mi sentii rispondere: “Non temere! Sono Francesco e verrà un giorno che mi seguirai”. All’ingresso della Casa di Riposo di Campi Bisenzio, c’è esposto alla parete, un bassorilievo molto bello, in legno, che rappresenta il fatto. Fu scolpito dal marito Bruno, un vero artista oltre che bravissimo falegname. 

Sempre in quel periodo ci raccontò: “Stavo rigovernando in cucina, avvertii dietro le mie spalle una presenza; mi voltai e vidi San Michele Arcangelo che mi disse – Sono venuto a farti un regalo: da ora in avanti riconoscerai le malattie naturali da quelle spirituali-. Quando, alla prima occasione andai dal Padre, gli raccontai il fatto e gli chiesi spiegazione, e lui così mi rispose: -Ci sono malattie di natura fisica, altre di natura diabolica, quindi spirituali- ” Ecco spiegato il perché del discernimento di Demarista riguardo certe malattie, come antecedentemente descritto riguardo al fatto del Maresciallo.

Un’altra volta ci disse che aveva visto la Madonna direle: “Tu costruirai una casa per anziani” e indicarle il luogo e così è avvenuto. Sulla targa esposta ai piedi della statua in marmo della Madonna posta all’ingresso della Casa di Riposo Francescana di Campi c’è scritto: “8/9/1979 Questa è la nostra risposta, o Mamma, a quanto mi dicesti il 16/7/1948”.

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 (SEGUE)